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Nuovi saperi e curricoli per la scuola dell'autonomia

Il 5 giugno si è svolto a Colorno il convegno "Il paradigma ambiente -

territorio. Nuovi saperi e curricoli per la scuola dell'autonomia": un appuntamento annuale ormai consueto per il CIDIEP.

All'origine della giornata seminariale la considerazione che nella scuola si sta svolgendo una discussione su competenze e curricoli, sulla flessibilità del sapere contemporaneo, su percorsi di studio intensivo, sul superamento dell'impermeabilità delle materie ma anche della separatezza e giustapposizione delle cosiddette "educazioni", compresa quella ambientale, rispetto alle attività curricolari. Il CIDIEP, impegnato sull'innovazione formativa del nostro sistema scolastico, in questi incontri pubblici intende esprimere la propria identità culturale rispetto alle questioni attuali del dibattito sulla riforma della scuola: il riordino dei cicli, i piani dell'offerta formativa, la progettazione curricolare e i percorsi didattici.

Questo convegno ha voluto rappresentare l'occasione per rinnovare un confronto con i dirigenti scolastici e gli insegnanti che da anni svolgono un'efficace e approfondita attività didattica nel contesto dei rapporti tra ambiente e territorio, per comprendere attraverso quali forme e procedure le proposte del CIDIEP possano essere realisticamente graduate e modulate nella sperimentazione dell'autonomia.

Un contributo del CIDIEP

Il CIDIEP e il dibattito sulla riforma della scuola

Questo documento ha il significato di una traccia di spunti tematici su cui il CIDIEP intende promuovere un più ampio confronto con gli insegnanti e con altri interlocutori interessati al processo di riforma del sistema formativo nazionale, oltre che una riflessione aggiornata sul complesso delle attività di formazione e di educazione che lo stesso CIDIEP negli ultimi anni ha progettato e realizzato. Sono ripresi anzitutto i punti salienti di una elaborazione che dal 1997 il CIDIEP ha sviluppato sull'innovazione del nostro sistema scolastico attraverso una serie di documenti e atti via via pubblicati sul "Notiziario" del Centro. In particolare, sono recuperate le linee tematiche del convegno di Parma dell'aprile 1998 su "Ambiente e territorio nella riforma dei cicli scolastici"; da quel convegno, incentrato sulla discussione dell'elaborato di sintesi dei "saggi" del "gruppo Maragliano" sui "contenuti essenziali per la formazione di base", era uscita una proposta articolata di asse educativo e formativo ancorato alla conoscenza e alla tutela delle risorse dell'ambiente e del territorio. La proposta si è tradotta, nel febbraio 1999, nell'accordo quadro sottoscritto dal Ministro della Pubblica Istruzione, dai presidenti IRRSAE di Emilia-Romagna, Lombardia e Puglia e dal CIDIEP. In un convegno tenutosi a Colorno nel giugno 1999 è stato poi avviato un lavoro approfondito di ripensamento dei saperi e dei metodi nelle diverse aree disciplinari. L'esperienza complessiva del CIDIEP di questi ultimi anni (convegni, attività editoriale, ma soprattutto attività formative nelle scuole) si connota per l'attenzione dedicata a questioni che oggi sono al centro del dibattito sulla riforma della scuola. I temi chiave dell'affannata discussione che da mesi si svolge su competenze, curricoli e piani di offerta formativa, su flessibilità del sapere contemporaneo e percorsi di studio intensivo, sul superamento dell'impermeabilità delle materie (ma anche della separatezza e giustapposizione delle cosiddette educazioni, compresa quella ambientale, rispetto alle attività curricolari) fanno riemergere l'attualità e la consistenza dei nodi concettuali intorno ai quali il CIDIEP ha maturato una sua identità culturale: l'enfasi su nuovi approcci scientifici e una nuova sensibilità pedagogica a fronte dell'irrompere dell'imprevedibilità e dell'incertezza come coordinate di una nuova visione della scienza e del mondo; l'esigenza di sperimentare metodi comparabili nell'osservazione e analisi di fenomeni e processi della natura e della società, che si svolgono su scale diverse di tempo e di spazio, ma si intersecano e condizionano intimamente; la rilevanza degli studi delle dinamiche socio-economiche e del loro impatto sulle funzioni e sull'evoluzione degli ecosistemi, in particolare degli studi di compatibilità ambientale dei processi produttivi, delle scelte urbanistiche, delle linee guida della pianificazione territoriale.


Paradigma ambientale e nuovi statuti epistemici

La proposta del CIDIEP, formulata originariamente come "paradigma ambientale" si è arricchita e chiarita successivamente intorno ad alcune opzioni prioritarie: contribuire a innovare l'impianto strutturale e il funzionamento complessivo del sistema formativo nazionale partendo dai contenuti essenziali e dalle tematiche portanti dei programmi (in sostanza, dai nuclei fondanti e dai curricoli); tenere insieme informazione e formazione, istruzione ed educazione; andare oltre le esperienze di "Educazione Ambientale" come sono andate disseminandosi in questo ultimo decennio. È stato più volte affermato che il contributo più serio e importante atteso dalle idee e dalla pratica di un nuovo asse educativo focalizzato su ambiente e territorio riguarda la vivificazione e il consolidamento delle discipline, il loro svecchiamento e la loro capacità di mettersi in relazione con le altre isole disciplinari per dar luogo a livelli alti e a forme efficaci di comunicazione, integrazione e sinergismo. L'accento è stato messo su un ripensamento degli statuti delle discipline e quindi sulla individuazione di contenuti da mobilitare per rispondere a finalità formative che richiedono interconnessione tra saperi, pluralità di linguaggi, percorsi flessibili e curricoli progressivi orientati all'acquisizione di competenze specifiche. Il tema dei nuovi statuti epistemici delle aree disciplinari è, in realtà, un buon campo di sperimentazione e di visualizzazione della ricchezza e fecondità di un approccio costruito nell'orizzonte del "paradigma ambiente-territorio".


La questione dei nuclei fondanti

Nella visione dell'autonomia ­ il dispositivo chiave della nuova identità organizzativa e culturale della scuola ­ la sperimentazione dei curricoli e la programmazione delle attività formative si connettono a una progettazione aperta per la quale serve non tanto l'indicazione di contenuti minimi in forma standardizzata, quanto la formulazione di criteri, la prefigurazione di percorsi coerenti. L'individuazione dei "nuclei fondanti" deve assumere questo riferimento metodologico. L'obiettivo è certamente quello di sfoltire i programmi, farli convergere su fondamenti certi, trasformarli in una rete di saperi ridefiniti e in qualche modo ristabilizzati intorno a nuclei forti, per evitare i rischi di un'istruzione enciclopedica. Ma è da rifiutare l'idea di fondamenti ridotti a nuclei semplificati e statici, linearizzati, funzionali solo a una pura trasmissione riduttiva e autoriproduttiva dei microcosmi disciplinari. Una tale scelta porterebbe a un impoverimento e a un declassamento ulteriore dell'attuale standard formativo e confliggerebbe apertamente con l'impegno di arrivare al traguardo di una scuola efficiente, efficace ed equa. Queste considerazioni sono tratte dai contributi di pedagogisti ed epistemologi, raccolte in un buon libro ­ "L'arcipelago dei saperi" ­ edito da Le Monnier e dall'IRRSAE Toscana.


L'innovazione nei curricoli: sapere scolastico e ricerca

Nello stesso libro è affrontato il nodo cruciale di un mutamento epistemico delle discipline scientifiche ed è prospettato un modello metodologico per l'educazione scientifica nella scuola di base che si connota per la sua adattatività (agli oggetti della conoscenza e alle condizioni reali della costruzione del processo conoscitivo-formativo). L'idea forte è quella di spostare il baricentro dell' insegnamento scientifico dalla scienza normale dei manuali ­ unitaria, cumulativa, enciclopedica, lineare, ridotta a insieme di leggi invarianti e definitive, assunta come paradigma esclusivo ­ alla ricerca tout court, alle discontinuità e conflittualità della ricerca, alla sua disposizione ad assumere e incorporare l'imprevedibilità e l'incertezza. Una didattica delle scienze ispirata alla complessità e problematicità che segnano gli avanzamenti della ricerca scientifica e gli studi dei filosofi della scienza potrà restituire un'immagine più vera del lavoro scientifico, del pluralismo delle sue procedure, dell'evoluzione delle metodologie, dei limiti e delle potenzialità della ricerca e delle sue applicazioni. Queste riflessioni collimano con alcuni concetti di fondo della proposta di "paradigma ambientale" elaborata dal CIDIEP e rispondono in pieno all'esigenza di riallineare sapere scolastico e sapere scientifico ­ unendo il sapere e le competenze ai processi di "costruzione di sé" e di sviluppo della personalità ­ anche nelle scienze sociali, nelle discipline storiche, nelle altre aree disciplinari della nostra tradizione scolastica, dalla letteratura alla matematica, dall'educazione artistica alle materie di contenuto tecnico-tecnologico, in particolare a quelle che sono a base dei nuovi sistemi di comunicazione e informazione. La prospettiva alimentata dalla visione e dalla pratica dell'autonomia diventa dunque quella di una didattica problematizzata che si fa ricerca a livello dei saperi per gli aspetti epistemologici e tematici, ma anche a livello pedagogico formativo. Su questo fronte problematico si risegnala l'interesse delle idee e suggestioni del libro di Le Monnier e dell'IRRSAE Toscana, ma si ricorda anche la continuità e originalità di contributi critici espressi dal Comitato Scientifico del CIDIEP. I convegni di Parma e Colorno hanno costituito una sorta di prima fase di validazione della fertilità dell'approccio sistemico-ambientale, della sua capacità di stimolare innovazione e rianimazione nel corpo delle discipline tradizionali.


Valutazione e monitoraggio

Un altro tema, già in parte affrontato dal CIDIEP nel convegno di Colorno del giugno 1999, riguarda il monitoraggio delle attività realizzate nelle scuole. Il libro, edito da Cappelli e curato da M. Bertacci, sui "modelli per una progettualità educativa nella scuola dell'autonomia" presenta i risultati di un organico monitoraggio di esperienze e progetti di "educazione ambientale" nelle scuole della Regione Emilia-Romagna e dà largo spazio alla descrizione delle procedure, al controllo degli elementi di uso didattico e di valenza educativa delle tematiche ambientali, alla validazione di indicatori di interfaccia tra prospettiva dell'autonomia e progettualità effettivamente espressa nelle singole realtà scolastiche. Il CIDIEP, proprio in ragione della sua diffusa implicazione in attività formative condotte direttamente con le scuole, è interessato ad approfondire l'analisi delle modalità e dei percorsi di valutazione e certificazione e delle procedure di monitoraggio.


Resistenze, separatezze, conflittualità

Chiudiamo queste note con un invito a una riflessione su questioni che attengono a nodi "strategici" della nostra elaborazione e proposta. Pensiamo all'ambiente e al territorio come fondo di risorse cognitive, materiali e simboliche, luoghi di declinazione locale della storia del pianeta, dell'evoluzione della vita, dell'intreccio tra dinamiche naturali e vicende legate alla presenza e alla pressione delle attività umane. L'investimento di conoscenza nelle realtà locali ci sembra decisivo per accedere alla comprensione dei grandi eventi e percorsi della storia della terra, della vita e dell'uomo. Per questo insistiamo su un progetto di riforma della scuola che abbia al suo centro la conoscenza e la costruzione di competenze per la conservazione e la salvaguardia delle risorse ambientali (che non sono solo gli elementi di naturalità ma anche i prodotti della progettualità e creatività umana). E dunque diamo una connotazione esplicitamente etico-educativa alla nostra proposta e la ancoriamo all'obiettivo di dare espressione piena e concreta al pluralismo, alla partecipazione democratica, all'ampliamento dei diritti di cittadinanza, in altri termini a una cultura del rapporto, del rispetto, della condivisione, della solidarietà. Ma sappiamo bene quanto sia agguerrito e articolato il blocco delle resistenze (arroccamenti istituzionali, blindatura dei saperi accademici, corporativismi delle professioni, latitanze della politica e aggressioni dell'economia) che si oppongono a un disegno ambizioso di una nuova cultura d'ambiente e allo sviluppo, nella pratica, di forme ed esperienze di sviluppo ­ come si dice ­ sostenibile. D'altra parte sono sotto gli occhi di tutti tendenze, umori, comportamenti diffusi che segnalano ­ nell'enorme "ceto medio molecolare" emergente dallo scardinamento di vecchi assetti socioeconomici ­ lo stemprarsi delle forme di coesione sociale, l'abbandono dell'impegno politico, la caduta della solidarietà, la corsa al guadagno immediato. Il problema diventa: come far vivere e dare impulso a una ipotesi di riforma del sistema formativo focalizzata sull'espansione dei diritti di cittadinanza e delle buone pratiche della partecipazione, della concertazione, dei percorsi di condivisione? La contraddizione è esplosiva. Non si può evidentemente imporre all'intervento educativo il compito di risolvere problemi e tensioni, di unificare e comporre separatezze e conflittualità che investono i rapporti tra società, economia, mercato e sistema delle istituzioni e delle rappresentanze politiche.

Una sperimentazione graduale: dosi moderate di disturbo per la scuola

Ne segue che l'obiettivo di un progetto di riforma del sistema formativo nazionale (dalla scuola dell'obbligo all'università) ancorato al "paradigma ambiente-territorio" deve perdere ogni connotazione integralistica e impositiva, deve assumere i caratteri di una sperimentazione graduale, di un "disturbo moderato" che promuova il ruolo chiave della scuola e ne accresca la capacità di interagire attivamente con gli orientamenti della ricerca scientifica, con gli interessi e le attitudini espresse dagli attori sociali, con le scelte strategiche dei decisori. Il rischio da evitare è quello che ha portato, in molti casi, alla banalizzazione delle attività di educazione ambientale: enunciare ed annunciare programmi ambiziosi e attese di svolte radicali e produrre poi, in concreto, esperienze marginali e poco incisive, che generano frustrazione in chi le conduce, delusione e irritazione in chi (studenti e insegnanti) vi è stato coinvolto. Continuiamo a pensare che non si debba abbassare il livello della sfida e riporre le idee di cambiamento (di orizzonte epistemico, di senso sociale, di modelli e stili di vita) connaturate all'assunzione dell'ambiente e del territorio come paradigma e come luogo della ricerca e delle buone pratiche gestionali. Ma avvertiamo l'urgenza di un confronto ravvicinato, con gli insegnanti in primo luogo, per capire meglio attraverso quali forme e procedure la nostra proposta può essere realisticamente graduata e modulata, anzitutto nella sperimentazione dell'autonomia.


IRENEO FERRARI

(presidente Comitato scientifico CIDIEP)

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